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Ai Membri del Gruppo di Neuroteoretica,

come riportato nella home page un grave lutto ha colpito recentemente il nostro Gruppo con la scomparsa di Giuseppe Nappi, che del Gruppo era stato il Fondatore e che per tanti anni ha promosso e organizzato le attività del Gruppo stesso. Abbiamo ritenuto di riportare qui due brevi ricordi personali che ne riassumessero alcuni degli aspetti della sua figura, meno conosciuti, specie a coloro che avevano avuto modo di interragire con lui esclusivamente nel campo clinico-scientifico.

Graziano Lissandrin   Giorgio Sandrini                                            Pavia,6/7/2026

In ricordo di Nappi

La scomparsa di Nappi ha colpito dolorosamente tutti noi che a lui eravamo legati da un rapporto di profondissima amicizia, rapporto nato tanti anni fa e cresciuto sempre più nel tempo. Diversi suoi allievi e colleghi hanno, ovviamente, ricordato il contributo enorme che gli ha dato nel campo delle neuroscienze, noi vorremmo qui ricordarlo per quella che è stata una delle sue più grandi doti, ovvero la grande capacità di dialogo che affondava le sue radici, oltre che nella sua straordinaria intelligenza, nella sua profonda cultura in campo filosofico e umanistico.                                                                                                                                                                           Il gruppo di Neuroteoretica è nato oltre 15 anni fa da una sua idea proprio nell’ottica di promuovere un dialogo tra discipline diverse, dialogo che è sicuramente alla base di una crescita sul piano umano e culturale a livello individuale e sociale, la cui mancanza sembra purtroppo   contraddistinguere sempre più il mondo d’oggi.  Ricordare la sua figura significa anche riflettere sulla crisi di valori che caratterizza la società moderna e comprendere quanto siano importanti l’insegnamento che ci ha lasciato e i valori che ci ha trasmesso.

Graziano Lissandrin

Il mio ricordo

Mi è capitato in questi giorni di scrivere assieme ad amici e colleghi che sono stati, come me, allievi di Nappi delle pagine che ne ricordassero il suo profilo umano e scientifico, sempre facendo riferimento a quello che è stato il suo principale campo di attività, ovvero ricordando i suoi fondamentali contributi nel campo delle neuroscienze.

In questo ricordo personale desidero sottolineare alcuni aspetti meno conosciuti della sua figura, riguardanti in particolare la sua profonda cultura umanistica e risvolti che essa ha avuto nel suo stile di vita. Non posso non ricordare quanto profondo fosse il legame che ci univa. Ho lavorato con lui sin da quando ero studente di medicina e il legame che si è creato nel tempo era simile a quello di un padre con un figlio. La sua scomparsa ha rappresentato per me un momento estremamente doloroso proprio per il profondissimo affetto che ci legava reciprocamente.

 Tutti, dicevamo, conoscono Nappi come una delle figure più importanti nel campo delle neuroscienze, cliniche in particolare, a livello nazionale ed internazionale. In molti campi delle neuroscienze egli aveva intuito con grande anticipo sui tempi problematiche poi diventate di grande attualità. Da instancabile costruttore, quale egli era, ha sempre portato da un livello teorico a un livello di implementazione sul piano pratico le sue intuizioni. 

Non tutti conoscono, invece, il suo amore per la filosofia che ha segnato tutta la sua esistenza, dal legame con il pensiero di Giordano Bruno, nolano come lui, all’approccio alla neurofilosofia di cui era un cultore, tanto da avere insignito del premio internazionale Ottorino Rossi Patricia Churchland che, assieme al marito Paul, è colei che ha dato il maggior contributo alla nascita di questa disciplina che ha avuto un enorme sviluppo in questi ultimi anni. 

A Nappi si deve la creazione del gruppo di Neuroteoretica da lui fondato nel 2009 e che ha in questi anni promosso numerosi incontri, convegni, pubblicazione di libri ed articoli, tutti ispirati al principio di promuovere un dialogo interdisciplinare, in particolare tra filosofia e neuroscienze e tra neuroscienze e il mondo del diritto. Il neologismo “neuroteoretica” è apparentemente un ossimoro dato che il termine “neuro” richiama inevitabilmente ad una scienza profondamente radicata ad un livello pratico e operativo, mentre il termine “teoretica” suggerisce esattamente il contrario. In realtà la sintesi tra i due termini vuole in questo caso indicare l’esigenza di una visione delle problematiche neurofilosofiche che sottintenda un dialogo aperto e non preconcetto tra due realtà spesso in contrasto tra di loro ed esposte al rischio di una deriva dogmatica da una parte e di uno sterile scetticismo dall’altra. 

La centralità del cervello,le sue fondamentali interrazioni  con gli altri organi e apparati,il concetto del ”sé” come unità di corpo e di mente, hanno ispirato gran parte delle sue ricerche in un epoca in cui spesso prevaleva una visione ultraspecialistica e parzializzata dei vari aspetti della realtà ,a partire proprio dal corpo umano.Nel 1990 ,in concomitanza con il ventennale della fondazione del Centro Cefalee di Pavia aveva pubblicato un libro ”The body, the brain and the people”, il cui titolo eloquentemente riassume questo approccio divenuto poi fondamentale con l’avvento di tecnologie quali la Risonanza Magnetica Funzionale in grado di esplorare i complessi rapporti tra mente e cervello,tra corpo e cervello, tra cervello ed ambiente.

Anche negli ultimi anni, quando aveva sospeso ogni attività, Nappi aveva conservato attraverso le letture e le conversazioni la curiosità che aveva caratterizzato tutta la sua vita in campo clinico, scientifico e filosofico, trasmettendo ai suoi allievi, perlomeno quelli che gli erano più vicini, una visione della vita come cammino difficile e faticoso, sempre ispirato da profondi principi etici, verso una meta mai raggiunta. La vita come viaggio verso la conoscenza è simboleggiata nella metafora parmenidea della porta di Elea che Nappi aveva scelto come logo del Gruppo di Neuroteoretica. 

Credo che in questo senso Egli abbia come pochi altri, in un’epoca come la nostra caratterizzate da un degrado culturale ed etico, incarnato la figura del Maestro come essa veniva intesa nella filosofia greca e che l’eredità dei valori, o “eredità degli affetti e delle idee”, per usare una espressione di Pietro Prini, filosofo esistenzialista molto vicino al mondo della scienza che Nappi aveva avuto modo di conoscere quando entrambi insegnavano all’Università La Sapienza di Roma, credo, dicevo, che tale eredità che   ci ha trasmesso sia destinata a durare nel tempo. C’è chi ha parlato della “filosofia come stile di vita” e credo che pochi come Nappi abbiano incarnato questo concetto e che, in un mondo sempre più arido culturalmente e degradato sul piano etico, il suo insegnamento lascerà una traccia profonda, specie se i suoi Allievi riusciranno in qualche modo a seguirne le orme e a tenerne vivo il ricordo.

Giorgio Sandrini                                                            

NEWSLETTER

Newsletter 25/09/2025

Ai Membri del Gruppo di Neuroteoretica,

nel trasmettervi con questa newsletter un breve ricordo di Piero Milanesi vi informiamo che i suoi due ultimi libri, Tra noi e loro e Dall’autocoscienza alla ragione fenomenologica (F. Hegel), sono ora disponibili presso la libreria Delfino di Pavia e su Amazon. Nel mese di novembre contiamo di organizzare presso questa libreria un incontro di presentazione dei due testi. Invieremo successivamente ulteriori informazioni sulla data dell’incontro.

In ricordo di Piero MilanesiDesiderando scrivere alcune righe per ricordare un amico fraterno come è stato Piero Milanesi per noi, è normale vi sia il timore che le frasi usate possano in qualche modo suonare retoriche. Nel caso di Piero questo rischio appare remoto, perché poche figure hanno come lui impostato la propria vita ponendo al centro valori oggi spesso negletti, quali la cultura e la conoscenza approcciati con l’umiltà e il senso di umanità che era propria dei filosofi antichi. Queste doti hanno rappresentato la base per costruire un’amicizia che, mattone dopo mattone, è cresciuta nel tempo. Questo in una società, come quella odierna, dove i media hanno spesso svuotato questo valore fondamentale, riducendolo talora ad un click sul computer in risposta ad una frase, spesso superficiale e priva di ogni valutazione critica. Le sue doti di curiosità, di grande apertura mentale, di profonda tolleranza e di rispetto delle opinioni altrui, nonché la sua profonda cultura nel campo della filosofia e delle neuroscienze facevano di lui un vero neurofilosofo nel senso più completo ed autentico del termine. Scrivere articoli o capitoli di libri con lui era sempre una fonte di arricchimento culturale. Altra dote indiscutibile di Piero era la sua poliedricità, che ne faceva anche musicista colto e poeta capace di commuovere e suscitare al contempo riflessioni profonde sul senso dell’esistenza.Appare scontato ricordare l’impegno da lui sempre profuso per il gruppo di Neuroteoretica, di cui è stato co-fondatore e colonna portante. I suoi scritti letti anche a distanza di anni appaiono sempre attualissimi, a riprova di quanto le sue analisi fossero corrette e approfondite. Crediamo che molti di coloro che leggeranno questo breve ricordo di Piero condivideranno con noi il senso di profondo dolore e di vuoto che ha lasciato la sua scomparsa.

Graziano Lissandrin, Giorgio Sandrini, Walter Minella

LIBRI DI RECENTE PUBBLICAZIONE

Pier Giuseppe Milanesi
Nei primi anni ‘50 Theodor Adorno con altri autori pubblicò La personalità autoritaria, che rappresentò il primo studio, intrapreso sotto l’effetto traumatico della tragedia del nazismo e dell’Olocausto, sulle radici profonde, e fino ad allora inesplorate, che alimentano l’odio e l’aggressività sociale fino ad assumere un aspetto sistemico. Tra noi e loro si colloca idealmente sullo stesso filone di ricerca, cercando di approfondire le dinamiche che sul piano individuale e culturale, e perciò anche attraverso stereotipi e pregiudizi storicamente radicati, alimentano l’odio e l’avversione sociale nelle sue varie e molteplici espressioni. Le pratiche discriminatorie, a volte palesi, ma nella maggior parte dei casi subdole, vengono incorporate negli stessi meccanismi di riproduzione del sistema e tendono a limitare o escludere sistematicamente ad alcuni gruppi e categorie l’accesso e la piena fruizione delle risorse del sistema stesso. Si erigono così barriere stabili (fino a diventare in casi estremi apertamente aggressive) tra la sfera del “Noi” e quella del “Loro”. A fronte di un’attualità storica dove sembrano riemergere, sul piano della cultura, linguaggi e comportamenti inquietanti, sintomi che condussero alle tragedie del ‘900, viene ripreso un progetto teso a ricercare i confini e la natura di ciò che Adorno definiva, appunto, “personalità autoritaria”, e che si presenta, in uno scenario storico ampiamente mutato. Oggi osserviamo una costruzione più complessa e articolata, esplorabile facendo tesoro della letteratura nel frattempo intervenuta, ma anche privilegiando un approccio multidisciplinare. Le problematiche vengono rivisitate attraverso strumenti forniti non solo dalla psicologia, dalla psicanalisi e dalla sociologia, ma anche attraverso risorse rese disponibili dallo sviluppo incredibile delle neuroscienze cognitive, il tutto inquadrato nella più vasta cornice di una riflessione filosofico-morale.

Andrea Loffi
Il libro esplora la figura del filosofo Pietro Prini, un protagonista singolare del pensiero italiano del Novecento. L’autore ne indaga l’opera a partire dalle prospettive storica, teoretico-sistematica e filosofico-religiosa, offrendo una ricostruzione completa e approfondita della biografia intellettuale di Prini e della sua filosofia. Il volume è scandito in tre capitoli. Il primo ripercorre la parabola biografica di Prini, dall’infanzia a Belgirate agli anni della docenza a Roma, fino al ritorno a Pavia. Il secondo ricostruisce il sistema filosofico priniano, organizzandolo secondo uno schema hegeliano: dalla gnoseologia centrata sulla corporeità del soggetto, all’ontologia dell’ambiguità, fino all’etica religiosa fondata sul desiderio e sul senso della storia. Il terzo capitolo si concentra sulla filosofia della religione di Prini, che rivendica l’autonomia del sacro, esplora la logica della testimonianza e propone un dialogo tra fede e modernità. A chiudere l’opera una riflessione critica sui limiti e i meriti della filosofia di Prini, sottolineando il suo contributo alla valorizzazione del religioso come dimensione irriducibile dell’uomo e alternativa al naturalismo dominante.
link al libro: https://www.ibs.it/pietro-prini-per-critica-della-libro-andrea-loffi/e/9788837240196?queryId=af0d0dd66c40e5c863b8c359df078b85

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PROSSIMI CONVEGNI

  • In autunno è previsto a Pavia il VII convegno Neuroscienze, Diritti e Società su tema in fase di definizione
  • Nel mese di novembre dovrebbe tenersi ad Arona un convegno in ricordo di Giannino Piana sulle problematiche etiche nella società contemporanea

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